Il Presidente del Giorno del Ricordo


È morto un amico degli esuli istriani, fiumani e dalmati, il Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Fu il primo Presidente a celebrare al Quirinale il 10 febbraio 2006 il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata, istituito con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004. E fu il primo a conferire le onorificenze ai parenti delle vittime delle Foibe e dei campi di concentramento iugoslavi al termine della seconda guerra mondiale.
Così si espresse l’8 febbraio 2006 nel suo intervento alla celebrazione:
Il riconoscimento del supplizio patito è un atto di giustizia nei confronti di ognuna di quelle vittime, restituisce le loro esistenze alla realtà presente perché le custodisca nella pienezza del loro valore, come individui e come cittadini italiani. L’evocazione delle loro sofferenze, e del dolore di quanti si videro costretti ad allontanarsi per sempre dalle loro case in Istria, nel Quarnaro e in Dalmazia, ci unisce oggi nel rispetto e nella meditazione. Questo nostro incontro non ha valore puramente simbolico, testimonia la presa di coscienza dell’intera comunità nazionale.
E aggiunse:
La responsabilità che avvertiamo nei confronti delle giovani generazioni ci impone di tramandare loro la consapevolezza di avvenimenti che costituiscono parte integrante della storia della nostra patria.
Ed è oggi di stringente attualità la sua affermazione:
L’Italia, riconciliata nel nome della democrazia, ricostruita dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale anche con il contributo degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ha compiuto una scelta fondamentale. Ha identificato il proprio destino con quello di un’Europa che si è lasciata alle spalle odi e rancori, che ha deciso di costruire il proprio futuro sulla collaborazione fra i suoi popoli basata sulla fiducia, sulla libertà, sulla comprensione”.
La sensibilità di Carlo Azeglio Ciampi per il tema dell’esilio si era rivelata nella sua tesi di laurea alla Normale di Pisa, su un raro testo greco del II secolo, che descriveva il dolore dell’esule, strappato alle cose più care.

Forse per questo le sue parole ci toccarono il cuore. Ed oggi ci uniamo al dolore di Donna Franca e dell’intera Nazione per la perdita di un grande italiano.