Premio Patroni di Gorizia a Mattarella e Pahor : il nuovo confine, come luogo di incontro e condivisione.


Il commento di Federesuli.

Il Presidente della Repubblica Italiana ha ricevuto assieme al Presidente emerito di Slovenia, il riconoscimento da parte della città isontina, dedicato ai Santi Ilario e Taziano. Il Sindaco Rodolfo Ziberna ringrazia per “avere contribuito a indicarci la strada di pacificazione da percorrere sul nostro confine orientale, così drammaticamente segnato dalle tragedie del Novecento, perché la storia deve essere insegnata, soprattutto ai giovani: è, infatti, l’ignoranza a generare pericolose derive, mentre la cultura, la conoscenza, l’amicizia le prevengono. E la vostra mano nella mano ci insegna che dobbiamo andare avanti, non tanto cercando di raggiungere una spesso difficile condivisione della memoria, quanto piuttosto una condivisione della coscienza e del dolore che in questi nostri territori le popolazioni al di qua e al di là del confine hanno patito, a causa di opposte ideologie e di sterili totalitarismi condannati oggi anche dal Parlamento europeo”. 

Lo scorso sabato 15 marzo, in un teatro Verdi gremito, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha espresso viva gratitudine per il riconoscimento conferitogli, essendo tornato a Gorizia pochi giorni dopo l’inaugurazione di Go 2025, per ricevere il Premio Patroni 2025, assieme al Presidente emerito di Slovenia, Borut Pahor. Nel ringraziare le autorità, Mattarella ha voluto sottolineare il significato del momento che “esprime la vocazione della Città di Gorizia a essere protagonista nel progetto europeo”. Una città che, secondo il Capo dello Stato “sta vivendo un anno straordinario”. Ripercorrendo la cerimonia di un mese fa, in apertura dell’anno della Capitale europea della cultura, il Presidente ha parlato dell’emozione provata “Credo che tutti, quel giorno, abbiamo avvertito di essere testimoni di un momento di rilevanza storica, capace di immettere effetti profondi nel futuro dell’Europa”. Nel suo discorso, ha parlato della trasformazione di un confine che è stato creato per dividere, in un luogo “di incontro e condivisione”, come ha sottolineato più volte il sentimento di fraternità tra i due popoli, frutto dell’impegno delle nostre società civili, che hanno ricostruito “con pazienza”, legami di amicizia, solidarietà e fiducia che “i funesti eventi del Secondo conflitto mondiale, e degli anni che lo avevano preceduto, avevano reciso in quest’angolo di territorio che aveva visto italiani, slavi, tedeschi, vivere in pace”. Riferendosi ai cittadini di questi territori, Mattarella ha definito le società “mature, con efficaci anticorpi rispetto a lusinghe di sterili e pericolosi nazionalismi che hanno arrecato tanti gravi danni”. Il discorso ha toccato il tema di un futuro condiviso anche nella convinzione che “gli orrori, il sentimento di rivalsa dovevano lasciare il posto alla convivenza pacifica, alla riconciliazione”; in tema di cooperazione come scelta consapevole infine, il Presidente della Repubblica ha tributato un riconoscimento al lavoro portato avanti dalla Regione Friuli Venezia Giulia, per aver trasformato la frontiera da luogo ostile ad opportunità di crescita nell’economia e nella scienza, grazie all’incontro delle risorse.

Un premio che, secondo Pahor “assume un significato particolare in un momento in cui le due Gorizie sono entrambe Capitale europea della cultura, fa sì che il riconoscimento assuma un peso ulteriore e un eccezionale ruolo simbolico”. Parlando di Sergio Mattarella, Pahor lo ha definito “uno statista saggio e coraggioso”, ricordando il loro impegno comune affinché le giovani generazioni possano raggiungere “traguardi straordinariamente nobili per il bene comune”. Il Presidente emerito di Slovenia, ha ripercorso le tappe di un cammino non sempre facile ricordando la necessità di un forte senso di responsabilità, per una coesistenza pacifica “se ancora non ci siamo riusciti, non dobbiamo demordere, ma insistere e perseverare”. Ha infine rammentato la necessità di un’Europa unita in un momento molto difficile in cui non bisogna cedere alla disperazione, per trovare una “via nobile” di azione. In caso contrario “sarebbe come deludere i nostri figli e i nostri nipoti”. Concludendo il suo discorso, Pahor ha auspicato unità di intenti “mai come ora, la fiducia in questa nostra capacità sarà decisiva: insieme ce la faremo”.

Positivo il commento a margine dell’iniziativa da parte di Fabio Tognoni, Vicepresidente di Federesuli che sottolinea comunque la necessità di “tenere alta l’attenzione su ogni passo compiuto nel raggiungimento di un equilibrio tra le parti che sfoci nel pieno riconoscimento delle responsabilità storiche”. Secondo Tognoni: “Si è trattato di un’ottima pietra miliare da cui partire, ma ciò non significa distogliere l’attenzione sulla lunga strada della condivisione dei fatti ancora da percorrere. Si potrà anche arrivare ad un riconoscimento dei morti da una parte e dall’altra, ma sono necessari ancora tanto lavoro ed impegno da parte di tutti. Dovremmo comunque tenere conto dei fatti avvenuti dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, che hanno segnato in maniera così dolorosa le genti giuliane, di Istria e Dalmazia, accanto al riferimento al periodo prebellico in cui i nostri territori furono sicuramente teatro di tragici episodi storici: una completa lettura della storia, aiuta nel cammino di condivisione, a far luce su quanto accaduto”.