Riportiamo di seguito, la trascrizione dell’intervento del Presidente del Senato, Ignazio Larussa, in occasione dell’evento.
Rivolgo un deferente saluto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ringrazio per la sua significativa presenza a questa cerimonia.
Saluto, altresì, il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i numerosi rappresentanti del governo, le autorità e tutti i presenti.
Un saluto speciale, infine, quello più affettuoso, mi sia consentito, va ai rappresentanti delle diverse associazioni presenti.
Poco più di 20 anni fa, il 30 marzo 2004, il Parlamento italiano approvava, quasi all’unanimità – (solo 12 i voti contrari) la legge (92/2004) che istituiva il Giorno del Ricordo.
Una legge fortemente voluta dalla mia area politica, dal sottoscritto, allora capogruppo di Alleanza Nazionale, e da un deputato figlio di quelle terre, Roberto Menia, per onorare e celebrare la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra.
Da quel giorno, ogni 10 febbraio, in tutta Italia sono previste per legge numerose iniziative finalizzate a diffondere la conoscenza di quei tragici eventi. A diffonderli nelle scuole, e anche per il tramite di altre istituzioni ed enti, con dibattiti, studi e convegni.
Quel 30 marzo 2004 è divenuta una data spartiacque.
C’è stato un prima e c’è un dopo.
C’è stato un prima, durato molti, troppi decenni, durante il quale la sofferenza di migliaia di nostri connazionali è stata volutamente e sistematicamente occultata.
Negata da una parte politica e dalle istituzioni che da quella parte politica erano rappresentate.
Nei libri di storia distribuiti nelle scuole, gli studenti studiavano la storia di Roma, la storia del ‘700, dell’800, della prima e seconda guerra mondiale… ma…
…Ma mancavano le pagine sulla tragedia delle foibe.
Sia chiaro: la mia non vuole essere un atto di accusa nei confronti di qualcuno, anzi, è il giusto riconoscimento a quelle forze politiche che, seppur per decenni siano state molto vicine al comunismo, in quella occasione hanno saputo fare un passo coraggioso per far conoscere la verità.
Da allora, altri passi in avanti sono stati fatti.
Certo, esistono e resistono tuttora, sacche negazionistiche o, nella migliore delle ipotesi, riduzionistiche.
Nel 2020, Signor Presidente, Lei assieme al Capo di Stato sloveno Pahor, andaste alla foiba di Basovizza. Un momento storico, di grande emozione.
Io stesso, nel mio piccolo, mi sono recato a Basovizza da presidente del Senato, e lì, di fronte a quella profonda cavità artificiale dove venne gettato vivo un numero imprecisato di italiani, ho sentito forte il dovere di inginocchiarmi.
Oggi, nella solennità di questa Aula e alla Sua presenza Signor Presidente, siamo qui non solo per ricordare e per tramandare ma anche per rinnovare la nostra richiesta di perdono per il colpevole silenzio che ha avvolto e coperto queste voci per troppi anni.
Oggi, ricordiamo le vittime, ricordiamo il loro dolore, ricordiamo la vergogna perpetrata ai loro danni.
Ricordiamo e ci vergogniamo per i sassi lanciati nella stazione di Bologna contro quel treno che, nel febbraio del 1947, conduceva gli esuli da Pola.
Ricordiamo e ci vergogniamo per quel latte che era destinato ai bambini, e che invece venne volutamente rovesciato sulle rotaie.
Ricordiamo e ci vergogniamo per gli insulti gridati agli esuli.
Ricordare e tramandare è un atto di verità, di amore e di giustizia non più procrastinabile.
Un atto che dobbiamo compiere tutti i giorni non solo per onorare la memoria ma anche affinché tali tragedie non si ripetano più.
Ignazio La Russa
Presidente del Senato della Repubblica

