Riportiamo di seguito, l’intervento a Montecitorio da parte del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Tajani, in occasione dell’evento per ricordare l’esodo istriano dalmato e la tragedia delle foibe.
Quando, nel 2004, l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, volle l’istituzione di una giornata dedicata al ricordo delle vittime delle foibe e della tragedia sofferta dagli esuli istriani, si trattò di un atto di profondo valore civile e morale.
Venne piantato il seme del perdono e della riconciliazione.
A distanza di ventidue anni, quel seme ha messo radici, ed è divenuto una pianta salda e rigogliosa, capace di resistere al tempo e di nutrire la coscienza della nostra Italia.
Oggi noi ricordiamo.
Oggi non ci voltiamo dall’altra parte, quando parliamo di quella immane tragedia vissuta da tantissimi italiani, gettati nelle foibe o cacciati dalle proprie case solo perché italiani.
Ogni autentico percorso di riconciliazione può nascere solo dal ricordo.
Dal ricordo, infatti, deriva la consapevolezza del dolore, e da questa può maturare il perdono.
Per questa ragione lavoriamo senza sosta per mettere insieme tutte le informazioni a disposizione: registri, fotografie, oggetti di uso comune, perfino le povere spoglie consegnate dagli aguzzini di Tito all’oscurità dell’abisso.
In un mondo sempre più complesso e attraversato da conflitti che hanno spesso nei bambini e nei più fragili le prime vittime, il nostro pensiero va ai tanti innocenti che in quegli anni terribili, sparirono nelle foibe per una sola ragione: perché italiani.
Fu un atto brutale di pulizia etnica, che ancora oggi colpisce per la sua ferocia e che, tuttavia, resta in larga parte poco conosciuto.
Proprio la settimana scorsa quest’aula ha approvato all’unanimità l’istituzione di una giornata per ricordare, con i Piccoli Martiri di Gorla, tutti i bambini vittime delle atrocità delle guerre.
Il voto unanime della Camera ha un grande significato, esistono principi e valori fondanti che vanno al di là della polemica politica.
È in questo spirito che ricordiamo quest’anno le più giovani vittime delle foibe. Penso per esempio alla storia di Rino Piani, che a 14 anni venne gettato in una foiba insieme alla madre.
Ma penso anche ad Alice Abbà, che aveva solo 13 anni quando lei pure insieme alla madre ne condivise il destino.
Mi fa piacere ricordare come a Lariano, nel cuore di un territorio a me molto caro, sia stato dedicato un parco pubblico a questa giovane vita spezzata.
E poi Graziella Saturnino, di cinque anni, trucidata insieme ai fratellini, Martino, Nerina e Valentino, di 4, 2 e 10 anni.
Quanti ancora sono i Rino, le Graziella, le Alice, che sfuggono alle nostre ricerche? Quanti giacciono ancora nel fondo delle foibe?
Forse se ne è perduta traccia nelle carte, ma la loro storia non si è mai smarrita nella nostra memoria.
Ricordiamo tutti i bambini e i ragazzi che hanno subito questo martirio, come Norma Cossetto, poco più che un’adolescente quando venne rapita, seviziata in maniera orribile e poi gettata in una foiba vicino a Pisino.
Siamo grati al Presidente Ciampi, per avere voluto insignire Norma Cossetto della Medaglia d’oro al Valor Civile.
Signor Presidente,
Questa ferita ha segnato l’essenza stessa del nostro Paese.
Oggi rendiamo onore anche a quei bambini e a quei giovani attraverso una politica estera che pone, ovunque nel mondo, la tutela dell’infanzia al centro del proprio impegno.
Siamo in prima linea in Medio Oriente attraverso un programma di operazioni sanitarie dalla Striscia di Gaza che ci mette al primo posto, tra i Paesi non arabi.
Abbiamo portato in Italia oltre 200 bambini di Gaza, insieme alle loro famiglie, per curarli nei nostri migliori ospedali.
Penso poi ai bambini ucraini: quelli portati ingiustamente in Russia, di cui chiediamo con forza il ritorno a casa.
E quelli sotto i continui, brutali bombardamenti russi, al freddo per i danni all’infrastruttura elettrica, che assistiamo portando generatori e beni umanitari di emergenza.
Il nostro pensiero va anche ai bambini del Sudan, dove è in corso la più grave crisi umanitaria nel mondo, sulla quale il Santo Padre Papa Leone XIV ha opportunamente attirato l’attenzione di governi e mezzi di comunicazione.
A oltre 2500 di loro, rifugiati a Port Sudan, l’Italia ha inviato, prima di Natale, un primo carico di aiuti umanitari, in raccordo con i padri comboniani.
Non possiamo infine dimenticare l’altissimo prezzo di sangue pagato dai giovani iraniani scesi in strada in queste settimane per chiedere libertà e dignità.
Signor Presidente,
Il nostro ricordo non vuole essere fonte di vendette, recriminazioni, revanscismi.
Forti della consapevolezza che nasce dal riconoscimento degli orrori del passato, ci rivolgiamo ai Paesi sorti dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia — che è stata uno degli ultimi drammatici sviluppi dell’ideologia comunista, sconfitta dalle sue stesse contraddizioni — come a Paesi fratelli, ai quali tendiamo la mano in segno di amicizia, rispetto e sincera volontà di cooperazione.
Quella stessa mano, Signor Presidente, che Lei strinse a quella del Presidente sloveno Pahor ormai sei anni fa, di fronte alla foiba di Basovizza, nel simbolo più potente dell’abbraccio tra due popoli fratelli finalmente ritrovati.
Oggi Slovenia e Croazia sono Paesi amici e alleati. Condividiamo i valori di libertà, democrazia e Stato di diritto, che ci uniscono in Europa.
In questo spirito, l’Italia continua a sostenere con convinzione il percorso di integrazione europea dei Balcani Occidentali.
La loro piena adesione all’Unione Europea non è solo una scelta strategica. È una scelta morale. Significa trasformare le ferite della storia in un progetto di pace duratura.
L’assegnazione, lo scorso anno, a Gorizia e Nova Gorica insieme del titolo di Capitale europea della Cultura ne costituisce il simbolo più eloquente.
Due città un tempo separate da un confine invalicabile sono oggi unite da una visione comune e da un destino condiviso.
Unite anche da un segno tangibile e potente: un obelisco contemporaneo, eretto nel piazzale della Casa Rossa a Gorizia, a testimonianza di questo nuovo cammino.
Signor Presidente della Repubblica,
il Giorno del Ricordo parla al nostro presente.
Viviamo in un mondo attraversato da nuovi conflitti, da tensioni crescenti, da guerre che rimettono in discussione le nostre certezze, minano le nostre speranze, ci interrogano sui nostri valori.
Per questo la memoria delle foibe è un monito attuale.
Mai più pulizie etniche. Mai più persecuzioni fondate sull’identità. Mai più violenze giustificate dall’ideologia, dal nazionalismo esasperato, dalla brama di conquista.
L’Italia continuerà a lavorare, in Europa e nel mondo, per la pace e il dialogo. È l’essenza della nostra politica estera, è la nostra identità, come collettività nazionale, come sancito nella nostra Costituzione.
Solo così il sacrificio delle vittime delle foibe e di quanti hanno sofferto la tragedia dell’esodo non sarà stato vano.
Antonio Tajani
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri

