Festa delle Donne 2026. La nota di Lorenzo Salimbeni.


Buon 8 marzo alle donne dell’italianità adriatica

08.03.2026 – Un rametto di mimosa alle italiane dell’Adriatico orientale, protagoniste di un mosaico di storie famigliari che hanno contribuito a costruire la più complessa vicenda del confine orientale italiano.

Un rametto di mimosa alle donne istriane, fiumane e dalmate, uscite con anticipo dai tradizionali ed esclusivi ruoli di numi del focolare domestico intraprendendo anche un’emancipazione culturale, economica e sociale che non aveva eguali nel resto d’Italia.

Un rametto di mimosa alle donne giuliane, fiumane e dalmate che si adoperarono per scoprire la sorte di mariti, figli e padri sequestrati o deportati dai partigiani comunisti jugoslavi.

Un rametto di mimosa alle donne dell’esodo giuliano-dalmata, pilastro della resilienza nei Centri Raccolta Profughi e della rinascita nell’Italia del dopoguerra. Nelle più celebri fotografie dell’esodo da Pola emergono figure materne solenni, salde e sicure, pur nell’incertezza dell’imminente esilio.

Un rametto di mimosa alle esuli istriane, fiumane e dalmate che sono tra le più genuine ed appassionate portatrici di testimonianze nelle scuole: dopo aver attraversato da bambine le difficoltà dell’esodo e l’esperienza dei campi profughi, vissuta alle volte come un’avventura assieme a tanti coetanei grazie alla sfera protettiva di sicurezza, dignità e coesione famigliare garantita dai sacrifici e dagli sforzi dei propri parenti, sanno raccontare la storia e trasmettere emozioni a ragazzi che all’epoca avrebbero potuto essere loro coetanei.

Inoltre, solo a titolo di esempio, nelle pagine di La bambina con la valigia. Il mio viaggio tra i ricordi di esule al tempo delle foibe, in cui Gigliola Alvisi attraversa la storia della frontiera adriatica insieme ad Egea Haffner, o in quelle delle autobiografie di Marisa Brugna Memoria negata. Crescere in un Centro Raccolta Profughi per esuli giuliani e di Grazia Del Treppo Fogolèr. Storia di una famiglia istriana, ci sono microstorie che fanno la macrostoria. Nelida Milani è la voce letteraria più autorevole della comunità italiana autoctona in Istria ed insieme all’esule polesana Anna Maria Mori ha scritto in Bora. Istria, il vento dell’esilioun racconto epistolare che ha contribuito a ricomporre l’italianità adriatica mettendo a confronto esuli in patria e chi ha conservato una presenza millenaria, chi è rinato in esilio e chi è sopravvissuto al regime comunista, chi ha conservato tradizioni e dialetti dall’una e dall’altra parte dell’Adriatico.

Un rametto di mimosa alle italiane dell’Adriatico orientale sparpagliate tra l’Istria, l’Italia e la migrazione all’estero.

Lorenzo Salimbeni