Proiezione a Trieste del documentario “In odium fidei”.


Un regime autoritario oltre ad essere liberticida non accetta contropoteri capaci di distogliere i suoi sudditi dall’indottrinamento della propaganda e dall’inquadramento nelle organizzazioni messe a punto per tenere sotto controllo ogni aspetto della quotidianità. Coerentemente con la teoria leninista la Jugoslavia comunista di Tito si consolidò nella fase finale del secondo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra attuando uno stravolgimento sociale, istituzionale e politico accompagnato dall’epurazione degli oppositori (o presunti tali), eliminati fisicamente.

Rientra in questo scenario il documentario In odium fidei. I martiri cristiani della persecuzione titina, diretto da Maximiliano Bruno e prodotto da Venicefilm con il contributo della Lega Nazionale, che, dopo l’anteprima all’83a Mostra del Cinema di Venezia, verrà proiettato lunedì 28 settembre alle ore 17:30 presso il Cinema Multisala Giotto di Trieste (via Giotto, 8).

Il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza porterà un saluto introduttivo; introduce Alessandro Cuk (critico cinematografico); interverranno Renzo Codarin (Presidente FederEsuli), Paolo Sardos Albertini (Presidente Lega Nazionale di Trieste), Mario Ravalico (Azione Cattolica di Trieste), Gianfranco Bonifacio (nipote del Beato Francesco Bonifacio), il regista Maximiliano Hernando Bruno ed il produttore Alessandro Centenaro.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.
Prenotazioni al 348 5166126 in orario d’ufficio. 

L’opera è stata realizzata in concomitanza con l’80° anniversario del martirio in odium fidei di Don Francesco Bonifacio, sequestrato la sera dell’11 settembre 1946 appunto a Crassiza, nell’entroterra istriano, da miliziani comunisti filojugoslavi che lo uccisero occultando poi il cadavere. Pochi mesi dopo analoga sorte sarebbe toccata a Lanischie al giovane prete croato Don Miroslav Bulešić, il quale stava accompagnando l’attempato Don Jakob Ukmar ad impartire le cresime nelle parrocchie dei villaggi istriani. Senza dimenticare il giovane laico sloveno Lojze Grozde. Tre uomini di Chiesa, tre rappresentanti delle comunità presenti in Istria, tre martiri del comunismo, tre beati nel cui nome italiani, sloveni e croati guardano ad un futuro comune memori delle sofferenze del passato. Ma, come si evince dal documentario, la persecuzione religiosa messa in atto dai titini colpì ben più vittime.