Le istituzioni scolastiche hanno da sempre rappresentato uno degli interlocutori privilegiati per l’associazionismo della diaspora adriatica ed in seguito all’istituzione del Giorno del Ricordo con la L. 92 del 30 marzo 2004 tale rapporto si è finalmente consolidato ed istituzionalizzato grazie anche alla nascita del Tavolo di lavoro Ministero dell’Istruzione – Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati.
Seminari di formazione nazionali e regionali, concorsi scolastici, scuole estive per docenti e adesso anche la recentissima redazione delle Linee guida per la didattica della frontiera adriatica, un importante documento che non intende imporre verità storiografiche, bensì fornire strumenti di stimolo e di approfondimento riguardo un argomento che è rimasto per decenni al di fuori della programmazione scolastica e della formazione dei docenti.
Ne “La foiba dei ragazzi” dei Giovani Narratori dell’Istituto Comprensivo Statale “G. Parise” di Arzignano e Montorso Vicentino in provincia di Vicenza (Loescher Editore, Torino 2023) ci imbattiamo in una storia di ragazzi per ragazzi, caratterizzata da una trama in cui i tragici eventi della complessa vicenda del confine orientale italiano vanno di pari passo con una situazione famigliare e di vissuto quotidiano. Un complicato rapporto padre-figlia, un nonno dal misterioso passato e un viaggio estivo che non sarà una vacanza bensì un’esplorazione nei meandri della storia. Famiglie divise tra esuli e “rimasti”, campi di internamento e foibe, fosse comuni e il treno della vergogna, la strage di Vergarolla ed i campi profughi: grazie alla sapiente ed impercettibile guida degli insegnanti i giovani autori de “La foiba dei ragazzi” si confrontano con i passaggi salienti di alcune pagine di storia che solamente da pochi anni hanno cominciato lentamente a diventare patrimonio comune e condiviso.
La trama romanzata ed una attenta ricostruzione storica confluiscono poi nella tragedia dell’attualità, nella cronaca della recente scoperta della cosiddetta “foiba dei ragazzi” che dà appunto il titolo a questo bel lavoro che salutiamo con favore ed emozione.
Una storia a lungo ignorata, una storia che provoca stupore, dolore e incredulità in chi per la prima volta ne scopre i dettagli e alla fine l’amara scoperta che nelle foibe e nelle sepolture dell’entroterra giuliano, istriano, quarnerino e dalmata giacciono anche i resti di ragazzini che erano coetanei degli autori. Giovanissimi italiani, sloveni e croati colpevoli di essere figli o parenti di oppositori o presunti tali della nascente dittatura comunista jugoslava di Josip Broz “Tito” e quindi eliminati assieme alle loro famiglie.
All’interno del racconto la macabra scoperta avviene nell’ambito di un lavoro d’equipe che coinvolge studiosi, speleologi e istituzioni dall’una e dall’altra parte dell’Adriatico, visto che dal primo gennaio grazie all’ingresso della Croazia nell’area di libero scambio di Schengen non si può più parlare di confine. E qui la fantasia dei giovani ma preparati e sensibili autori si è incontrata con uno degli auspici che FederEsuli formula da parecchio tempo. Dopo le riesumazioni di Castua e di Ossero, OnorCaduti ed il Ministero degli Esteri dovrebbero nuovamente attivarsi presso gli omologhi croati (ma anche sloveni) affinché sempre più sepolture vengano esplorate, i resti siano riesumati e ove possibile identificati e si appongano in loco delle tabelle informative che spieghino le tragedie che si sono consumate negli abissi carsici.
Giuseppe de Vergottini
Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati
