Lunedì 3 febbraio, a Genova, nell’aula Sandro Pertini del Consiglio regionale della Liguria, si è svolta la Seduta solenne dell’Assemblea legislativa dedicata al Giorno del Ricordo 2025 in memoria degli italiani di Istria, Dalmazia e Fiume che furono perseguitati alla fine della Seconda Guerra mondiale. La cerimonia è stata aperta dal presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari che, dopo i saluti istituzionali e aver invitato il Consiglio a osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime, nel suo intervento ha sottolineato: «Le sparizioni nelle foibe o dopo l’internamento nei campi di prigionia, le uccisioni e le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con il fascismo. Persone la cui unica colpa era quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia e di libertà per loro e per i loro figli, di ostacolare l’annessione di quei territori sotto la dittatura comunista.[…] Da uomini delle Istituzioni abbiamo il dovere di preservare questi valori, affrontando i temi della Storia come monito per il futuro e le nuove generazioni. Ricordo perché ciò che è stato non si ripeta; per onorare i morti, gli esuli, per far luce sulle cause che portarono a tanta disperazione e per tramandare ai posteri il significato dell’amor di Patria e dell’accoglienza, dimostrata da chi, diversamente da coloro che vollero discriminare, seppe aprire le proprie porte e continuare a far sentire italiani chi, sulla carta, non lo era più» la sua chiosa.

È seguita l’orazione ufficiale di Davide Rossi – docente di Storia del diritto al Corso di laurea in Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trieste e vice presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati – il quale ha ricostruito le tappe storiche fondamentali e la persecuzione di cui furono vittime migliaia di italiani alla fine della Seconda Guerra mondiale perché «per ricordare il passato, occorre conoscerlo e le vicende del confine orientale sono molto complesse e poco conosciute». Evidenziato come gli eventi fondamentali partano dalla Prima Guerra mondiale, considerata «il completamento del percorso risorgimentale» mentre con la «Seconda Guerra mondiale si assiste ad una vera e propria torsione, in quanto le mire espansionistiche, sia territoriali che ideologiche di Tito, ebbero buon gioco in una Italia che usciva sconfitta dalla guerra e di fronte alle spaccature anche fra gli alleati. Tito aveva il solo scopo di creare la repubblica democratica socialista con l’intento di ideologizzare in modo socialista i popoli fino al fiume Tagliamento. Quello che accadde in quelle aree è diverso dalla liberazione che avvenne in altre parti dell’Italia e sarebbe stato condizionato da politiche estere e dalle decisioni delle grandi potenze. […] un’epurazione ideologica e non etnica quella contro gli italiani».
Dopo aver ricordato momenti salienti – dalle prime elezioni libere in Italia, da cui furono esclusi i 17 candidati di quelle terre, fino al Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 quando, esclusa Trieste, venne sancito il passaggio alla repubblica jugoslava delle altre regioni, fino al trattato di Osimo del 1975, che cristallizzò quanto deciso nel Trattato di pace di Parigi segnando il destino di Istria e Dalmazia – il professor Rossi ha sottolineato come, con l’ingresso nell’Unione europea della Slovenia prima e della Croazia poi, la situazione sia cambiata: «Oggi viviamo in un contesto europeo completamente diverso, la moneta è una unica, il confine è stato tolto e nel 2019 è stata ribadita l’importanza della memoria per il futuro dell’Europa, che ha parificato nazismo e stalinismo all’interno dei regimi totalitari, in considerazione dei paesi dell’est che avevano vissuto i regimi totalitari stalinisti: tappe che portano al completamento di un percorso». In conclusione, il relatore ha citato l’invito del Presidente della Repubblica, quando nel 2024 esortò a fare di quegli eventi un patrimonio comune, nel ricordo e nel rispetto dei valori della democrazia e della pace.
Nella seconda parte della Seduta solenne si è svolta la premiazione degli studenti risultati vincitori della XXIII edizione del concorso del Consiglio regionale “Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli”, rivolto ai ragazzi degli istituti superiori della Liguria.

«È fondamentale conservare il ricordo di chi ha perso la vita nelle foibe e delle centinaia di migliaia di nostri connazionali costretti all’esilio: si tratta di una delle pagine più buie della storia italiana, una tragedia per lungo tempo taciuta e ignorata dagli italiani stessi. Commemorarla è un dovere sia per onorare la memoria delle vittime, che hanno affrontato in prima persona grandi sofferenze e sono state costrette a lasciare le proprie case, che nei confronti delle nuove generazioni, alle quali bisogna trasmettere il ricordo di quanto successo in modo da scongiurare silenzio e indifferenza». Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, premiando i giovani vincitori, che sono stati 19: 10 studenti frequentano istituti di Chiavari, 4 quelli di Genova e Città Metropolitana, 3 di Imperia e 2 di Savona. Il concorso rientra fra le iniziative promosse dalla legge regionale numero 29 del 24 dicembre 2004 “Attività della Regione Liguria per l’affermazione dei valori della Memoria del Martirio e dell’Esodo dei Giuliano Dalmati”. I vincitori del concorso parteciperanno fra il 31 marzo e il 4 aprile ad un Viaggio del Ricordo nei luoghi che furono teatro della persecuzione.

