Italianità adriatica unita nel ricordo di Norma e del Beato Bonifacio


La Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati ha celebrato in Istria alcune cerimonie insieme alle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana e alle rappresentanze diplomatiche italiane in Slovenia e Croazia. Italiani dell’una e dell’altra sponda dell’Adriatico uniti nel ricordo delle sofferenze patite nel Novecento e uniti nel guardare le nuove prospettive di sinergia e di tutela identitaria che la nuova cornice dell’Unione Europea offre anche per questa regione di frontiera.

Come prima tappa l’Unione Italiana, la Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana e FederEsuli hanno deposto una corona di alloro presso il cimitero di San Canziano a Capodistria. Renzo Codarin, presidente della Federazione, ha ribadito l’importanza di far conoscere una storia a lungo taciuta, poiché «con l’entrata in Europa, i popoli di Slovenia, Croazia e Italia hanno capito di avere un destino comune. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi significativi nel dialogo reciproco, superando diffidenze e contrapposizioni del passato. Continuiamo su questo percorso, che può garantire una vita più serena ai nostri figli e ai nostri nipoti, in questo territorio, dove l’Adriatico è un mare di pace». 

[il servizio de La Voce del Popolo:
https://lavoce.hr/cronaca/capodistriano/costruire-una-storia-condivisa-apprezzando-gli-sforzi-degli-storici]

A Santa Domenica di Visinada in seguito sono state commemorate le vittime del secondo dopoguerra in Istria, in una terra profondamente segnata dalle politiche di contrapposizione nazionale, da nazionalismi e totalitarismi e dalle vicende del secondo dopoguerra, di cui Norma Cossetto (definita dal Presidente Codarin «un’icona di quel che è successo in Istria») qui è stata la vittima più illustre, assieme al padre, ma anche a Mario Bravar che, assieme ad altri era stato ucciso nel 1952 ad Albaro Vescovà, mentre tentava di scappare oltre confine.

[l’articolo de La Voce del Popolo:
https://lavoce.hr/cronaca/cronaca-istriana/avvicinarsi-al-rispetto-dellaltro-e-verso-il-prossimo]

Ricorrendo a settembre gli 80 anni dal martirio in odium fidei di Don Bonifacio, molto significativa è stata la cerimonia che si è svolta a Crassiza in memoria del giovane sacerdote piranese. Nei pressi del cippo dedicato al Beato Bonifacio è stato ricordato il suo supplizio, ma anche la successiva devastazione della chiesa parrocchiale locale: l’ateismo di Stato del regime titoista si manifestò nella sua forma più brutale nella Zona B, un’area su cui le autorità jugoslave avrebbero dovuto garantire pace e sicurezza in attesa delle decisioni della conferenza di pace. Renzo Codarin ha evidenziato che in Istria la fine della guerra non portò la pace: «Ricordiamo che quanto successo a don Bonifacio è avvenuto a un anno dalla fine della guerra, l’odio continuò e provocò lo spopolamento di queste zone». Mario Ravalico, esule istriano e biografo di Francesco Bonifacio (il cui nipote Gianfranco era presente alla cerimonia), ha voluto ricordare che il cippo è stato eretto nel settantesimo anniversario del martirio, nel posto in cui il parroco è stato fermato, informazione giunta fino a noi grazie alla testimonianza di tre persone che assistettero all’arresto.

[ancora La Voce del Popolo:
https://lavoce.hr/cronaca/cronaca-istriana/ricordare-il-passato-per-un-futuro-di-pace]