Opera degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria, vincitori del Concorso promosso dal Ministero per l’Università e la Ricerca.
L’angoscia della caduta nel buio di un abisso, l’estrema disperazione delle vittime che sono precipitate nelle foibe, a futura memoria di tutti, nel cuore di Trieste: questo il messaggio che coglie chi si soffermerà da oggi e per un anno intero, in largo Panfili, dinnanzi alla Chiesa Evangelico Luterana, nel Borgo teresiano, alla vista del monumento alle Vittime delle Foibe inaugurato ieri sera.
Alla presenza delle più alte cariche civili, religiose, militari e di tanti cittadini accorsi per la cerimonia, è stato tagliato il nastro dell’opera vincitrice del Concorso Giorno del Ricordo, indetto dal Ministero dell’ Università e della Ricerca, per la realizzazione di un monumento da dedicare alle vicende accadute sul confine orientale, dall’Esodo istriano, giuliano dalmata e dalle Foibe. Un cilindro trasparente, dal diametro di circa tre metri ed alto sei, con al suo interno la rappresentazione in resina, di figure umane sospese nel momento della caduta, “I corpi non raggiungono mai il fondo dell’abisso, come in una tragedia che non ha mai fine”, ha dichiarato Jasmine Iannì, una degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria che, sotto la guida del professor Marcello Francolini, hanno compiuto un lungo percorso di elaborazione ed ideazione dell’opera d’arte.
Durante l’evento di inaugurazione, i rappresentanti istituzionali che hanno preso la parola in cenno di saluto, hanno sottolineato l’importanza di poter ospitare in città un manufatto di così grande impatto emotivo e forza espressiva, nel doloroso ricordo della storia di queste terre: “In una giornata così importante, giunta a coronamento di un importante percorso svolto assieme – ha ribadito Lavinia Monti, dirigente del Ministero dell’università – si è dimostrato come il Giorno del Ricordo non è soltanto una commemorazione civile, ma un esercizio di coscienza collettiva, il tentativo di sottrarre il dolore all’oblio, per dare voce a storie che per troppo tempo sono rimaste ai margini della memoria pubblica. La memoria non è mai qualcosa di statico, non è conservazione del passato, ma è responsabilità verso il presente e verso le generazioni future”.
Piero Sacchetti, direttore dell’Accademia calabrese, si è detto emozionato nel vivere un momento di arrivo così importante, dopo un anno di grande lavoro da parte degli studenti “Un anno che non è stato facile per portare a termine un’opera assolutamente unica: un banco di prova per l’Accademia, all’insegna del dialogo con le istituzioni e le associazioni per lavorare e produrre il progetto, che non è rimasto circoscritto alla realtà scolastica, ma è diventato parte integrante del tessuto urbano”.
Gli esponenti del mondo istituzionale e politico hanno posto l’accento sull’importanza del messaggio che l’arte riesce a trasmettere “Evitando insensate polemiche su alcuni capitoli della storia, che continuano ad essere messe in campo, riportando invece al centro le vicende umane troppo spesso dimenticate per far posto alle cifre”, come sottolineato da Claudio Giacomelli intevenuto per portare il saluto del Consiglio del Friuli Venezia Giulia, accanto al Vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo, l’Assessore regionale Fabio Scoccimarro, il Presidente del Consiglio Comunale triestino Francesco Di Paola Panteca, l’esponente dello stesso Consiglio cittadino Alberto Polacco, per concludere con l’onorevole Nicole Matteoni e il Questore Lilia Fredella.
Giuseppe Petronzi, Prefetto di Trieste, ha ripercorso la sua esperienza personale, da cittadino che è venuto in contatto con il monumento: “Colpevolmente non conoscevo il significato dell’opera: mi sono trovato quindi ad essere una sorta di esperimento sociale, nell’osservare il monumento ed interrogandomi su ciò che esso voleva trasmettere. Ho trovato immediatamente le risposte rappresentate plasticamente nel sito molto ben curato dell’Accademia. Mi sono riconosciuto nella prospettiva che induce a una profonda riflessione. I drammi accaduti appartengono a tutti noi”.
L’Architetto e coordinatore del progetto Massimiliano Tita, ha ricordato questa inaugurazione come quella della “Prima opera che racchiude in sè il significato più profondo di ciò che vuol dire preservare e rendere viva la memoria di una delle pagine più dolorose della nostra storia. Un richiamo straordinario alla perdita d’identità, quel vuoto profondo che gli esuli e la tragedia delle foibe, hanno lasciato nella coscienza nazionale”.
“Un’inaugurazione importante in una circostanza significativa”, per Fabio Tognoni, Vicepresidente di FederEsuli, giunta al termine di una collaborazione fondamentale tra istituzioni, scuola, mondo dell’associazionismo giuliano dalmata e della Federazione delle associazioni. Tognoni ha ripercorso le tappe principali che hanno portato allo sviluppo della legge sul Giorno del Ricordo, con l’istituzione dei viaggi con le scuole sui luoghi dell’esodo e della tragedia delle foibe, fino all’ideazione del concorso con il quale “Si è voluto rimediare all’assenza di sensibilizzazione in ambito accademico, rivolgendosi direttamente ai laureandi del corso triennale e magistrale, delle facoltà di Architettura, design, beni culturali, discipline delle arti, musica e spettacolo, per premiare il progetto più meritevole in tema con questo capitolo di storia per troppo tempo dimenticata dalla memoria collettiva. L’abisso della foiba, il martirio di un enorme numero di persone, gettate spesso ancora vive in questi inghiottitoi carsici, è senz’altro emblematico della tragedia dell’italianità autoctona nell’Adriatico orientale, colpendo l’immaginario collettivo. Credo che quest’opera, nata dalla sensibilità creativa di giovani studenti, sia rappresentativa anche del gran lavoro che l’associazionismo persegue con animo fiero e tanta attenzione verso le giovani generazioni, con la consapevolezza di essere dalla parte dei giusti e dando finalmente voce a chi, per troppo tempo, è rimasto nel buio profondo della storia”.




