L’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in Esilio : nuove sinergie, nel segno della storia.


Intervista alla Presidente dell’Associazione Lucia Bellaspiga, per fare il punto dopo il raduno e in vista delle celebrazioni per Vergarolla.

Valorizzare le sinergie tra le varie anime che compongono l’Associazione degli Italiani di Pola e Istria, Libero Comune di Pola in Esilio, superando le divisioni: questo uno dei punti cardine del mandato di Lucia Bellaspiga, eletta recentemente alla guida del sodalizio. Delle principali iniziative e delle linee di azione intraprese, abbiamo parlato con la Presidente.

“Lavorare assieme è stato il filo rosso alla base del nostro ultimo raduno – ha affermato Bellaspiga – in una preziosa serie di incontri e appuntamenti che ci hanno dato modo di assaporare ogni momento condiviso. A seguito della mia elezione, mi è capitato di dover rispondere alla domanda sugli eventuali cambiamenti da apportare in relazione alle gestioni precedenti della nostra associazione. Da sempre ho sostenuto la necessità di combattere molto per ricucire i rapporti: abbiamo una cultura istriana multiforme, multiculturale e multietnica, i nostri cognomi lo dimostrano in modo inequivocabile. Le lapidi lo dicono chiaramente, con i cognomi così diversi tra loro eppure appartenenti alla stessa famiglia. Si tratta di un vero e proprio patrimonio che ci rende unici: se ci rinunciamo a causa di divisioni tra esuli e rimasti, tra i nostri stessi gruppi, rinunciamo alla parte più bella di noi. Vorrei quindi trovare l’altra anima dei Polesani, per trovare sempre maggiore collaborazione nel portare avanti iniziative comuni”.

La Presidente racconta di come sia stata messa in atto la ricerca, anche via social, per creare nuovi contatti con cittadini rimasti che manifestano il loro attaccamento a Pola, al suo passato e alla sua storia secolare: “Li ho contattati inviando loro il programma del raduno, con la richiesta di incontrarci per condividere le nostre vicende di vita, il nostro bagaglio di esperienze. Dopo una prima fase di diffidenza, alcuni di loro hanno deciso di non partecipare direttamente alle manifestazioni, ma hanno lasciato commenti positivi su quanto fatto in quei giorni, mentre altri hanno affollato il Teatro Ciscutti o sono intervenuti all’inaugurazione della mostra delle chine, presso il Tempio di Augusto. L’allestimento della mostra ha richiesto due anni di preparazione ed era un sogno che avevo immaginato assieme a mio padre”.

L’avvio dell’esposizione non è stato semplice, secondo quanto riportato da Lucia Bellaspiga, che ha evidenziato il gran lavoro intrapreso nei due anni precedenti: “Avevamo target importanti da conseguire con appuntamenti di spessore da portare a Pola come la rappresentazione di Magazzino 18 di Simone Cristicchi, aperto all’intera cittadinanza gratuitamente. Esserci riusciti sul palcoscenico più rappresentativo, un vero e proprio luogo del cuore come è il Teatro Ciscutti, oggi Teatro Popolare, è per me un’enorme soddisfazione. In quella platea andavano i nostri genitori, i nostri nonni, assistendo all’opera. La versione polesana della rappresentazione di Cristicchi è stata portata in scena da Diego Carloni e Simona Paolella, coadiuvati dalla perfomance di un’artista della sabbia con le figure che si materializzavano sullo schermo di fondo. Un ‘interpretazione molto toccante, terminata con un monologo di chiusura da parte dei due protagonisti, per sottolineare che su quel palcoscenico si rappresentava il dolore di tutti i popoli e di tutti i profughi che hanno sofferto, anche quelli di oggi in partenza da altri lidi, esuli in altre terre. Nel mio discorso introduttivo, ho voluto sottolineare come infatti si trattasse di uno spettacolo “per” e non “contro”, di denuncia nei confronti di tutti i regimi. Insieme possiamo riconoscere ciò che non va e unirci per trovare soluzioni condivise. Senza dimenticare, cercando di unire, nonostante le difficoltà. Lo spettacolo si è chiuso con il pubblico in piedi, commosso e applausi a scena aperta”.

Lucia Bellaspiga ripercorre nei suoi ricordi di giornalista impegnata nella raccolta delle memorie di chi ha dovuto lasciare l’Istria: trent’anni di piccole storie che hanno fatto la storia “Durante un lungo lasso di tempo, ho voluto porre una domanda comune, sulla sorte delle chiavi della casa di ognuno degli esuli dalla nostra terra. A tutti ho chiesto che fine abbia fatto la chiave della loro casa, e le risposte hanno disegnato un quadro doloroso, una serie di emozioni fortissime mai sopite. Alcuni hanno preferito gettare in mare l’ultima testimonianza di quella che era stata la loro vita nei luoghi di nascita, come in un’estrema sepoltura, altri le hanno lasciate sulla porta, nella convinzione che ben presto le loro proprietà sarebbero diventate oggetto di spartizione tra estranei, altri infine custodiscono la chiave di casa come reliquia che li ha seguiti nelle loro nuove esistenze”.

Grande soddisfazione per la Presidente dell’Associazione dei Polesani, aver organizzato ed aperto al pubblico nel Tempio di Augusto,  luogo iconico nella città istriana, la mostra dedicata all’opera del padre. Un importante traguardo raggiunto anche grazie all’ottima collaborazione con le autorità croate che hanno contribuito fattivamente alla realizzazione di un sogno “Grazie al grande supporto dello staff del Museo Archeologico di Pola e al suo Direttore Darko Komso che nei lavori di allestimento mi ha dato modo di collaborare con la studiosa Roberta Tomicic, ho potuto scrivere senza alcuna interferenza anche i testi di descrizione delle tavole che sono stati tradotti in croato e in inglese e lavorato all’esposizione delle chine. La mostra doveva durare una settimana, ma dopo aver visionato le trenta chine che avrebbero composto il percorso espositivo, è stato deciso di estendere le visite a tutto il periodo estivo con una grande risposta di pubblico che affolla gli spazi del tempio, con una stima da parte delle autorità di 40 mila visite fino alla sua chiusura. Anche questo significa portare avanti il nome della nostra Associazione, il cui logo campeggia accanto a quello del museo archeologico, con un forte impatto di immagine”.

Il prossimo 18 agosto, ricorreranno gli ottant’anni dalla strage di Vergarolla, la prima nella storia dell’Italia repubblicana, in cui persero la vita circa cento persone, per la maggior parte giovani e giovanissimi, in spiaggia per una domenica di mare: “Le celebrazioni sono a cura del Comune di Pola nella persona del primo cittadino Peda Grbin, ma grazie all’ottima collaborazione con il Vicesindaco Vito Paoletic, si sta organizzando una cerimonia dai toni sobri, senza molti discorsi. Il fatto che questa pagina dolorosa sia entrata a tutti gli effetti nella storia della città, pur avendo colpito noi italiani, deve renderci orgogliosi: è necessario ribadire che si sia trattato di una strage terroristica volontaria, non di un incidente. Il Sindaco ne parla come di una sciagura e questo è di fondamentale importanza. Per la cerimonia, ho proposto un contributo fuori dai soliti schemi: rinunciando al mio discorso, ho chiesto di scandire i nomi e l’età delle vittime, così come ricorda oggi l’iscrizione sul cippo commemorativo. Il tutto sulle note della Suite n.1 di Bach, per violoncello. Inoltre, presso la sede della Comunità degli Italiani, sarà proiettato il documentario su Vergarolla di Giampaolo Penco da noi sovvenzionato, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia. Il vento sta cambiando – conclude Bellaspiga – abbiamo aperto a nuovi modi di fare sinergia e comunicare la nostra storia, coinvolgendo sempre di più chi per troppo tempo ha tenuto queste vicende ai margini della storia, in Italia e oltre confine”.

Roberta VLAHOV – Ufficio Stampa FederEsuli