Pregiatissimo Direttore Fontana,
Gentilissimo dott. Del Frate,
desidero innanzitutto esprimere un sincero ringraziamento al Corriere della Sera per aver dedicato un così ampio e articolato editoriale alla strage di Vergarolla, nell’ottantesimo anniversario di quella tragica giornata.
La pubblicazione sulla maggiore testata nazionale rappresenta un contributo importante alla conoscenza di una vicenda che, come opportunamente si sottolinea, è rimasta troppo a lungo ai margini della memoria collettiva nazionale.
È particolarmente significativo che vengano ricordate non soltanto le dimensioni dell’eccidio e la sua eccezionale gravità nella storia dell’Italia del dopoguerra, ma anche il contesto storico nel quale esso maturò, il dramma della popolazione italiana di Pola e la straordinaria figura del dottor Geppino Micheletti, simbolo altissimo di umanità e dedizione: pur avendo perso nell’esplosione i suoi due figli, il fratello e la cognata, continuò per ore a prestare soccorso ai feriti.
Proprio in considerazione del valore e dell’importanza di questa ricostruzione, mi permetto sommessamente di formulare due osservazioni su altrettanti passaggi dell’articolo che, a mio avviso, meriterebbero qualche ulteriore riflessione.
La prima riguarda l’ipotesi secondo cui la strage avrebbe potuto essere «opera di nazionalisti italiani». Come lo stesso articolo correttamente ricorda, l’inchiesta britannica concluse per la natura dolosa dell’esplosione, ma non individuò alcun responsabile. Da quel momento, dunque, ci si muove — per usare le stesse efficaci parole dell’articolo — nel «labirinto delle supposizioni». Ed è proprio questo un elemento che credo debba essere tenuto ben presente. La questione delle responsabilità è ancora oggi tutt’altro che chiusa, tanto che nel corso degli anni, e ancora recentemente, è stata avanzata e reiterata in sede politica e parlamentare la richiesta di istituire una specifica Commissione o comunque una sede d’indagine che possa finalmente approfondire quanto resta oscuro della strage, anche attraverso l’accesso e lo studio della documentazione archivistica tuttora disponibile. Il fatto stesso che, a ottant’anni dall’eccidio, si continui a chiedere un approfondimento istituzionale sulle responsabilità dimostra quanto sia necessario distinguere con particolare nettezza i fatti storicamente accertati dalle ipotesi interpretative. In questo quadro, prospettare l’ipotesi di un attentato compiuto da «nazionalisti italiani», per di più accostandone lo schema a quello della successiva «strategia della tensione», rischia a mio avviso di attribuire un peso forse eccessivo a una ricostruzione che rimane, allo stato, priva di un accertamento storico o giudiziario conclusivo.
È un punto particolarmente delicato perché una simile ricostruzione, se non accompagnata dalla più chiara evidenziazione del suo carattere meramente congetturale, può involontariamente prestarsi a letture riduttive — se non propriamente “negazioniste” — della strage e soprattutto del contesto storico nel quale essa maturò.
La seconda osservazione riguarda il richiamo a Maria Pasquinelli e all’uccisione del generale Robert De Winton il 10 febbraio 1947. Si tratta certamente di un episodio storico importante per comprendere il clima drammatico di quei mesi e la protesta seguita alle decisioni che assegnavano Pola e gran parte dell’Istria alla Jugoslavia. Tuttavia, esso non presenta alcun collegamento diretto con la strage di Vergarolla. L’azione individuale di Maria Pasquinelli avvenne infatti quasi sei mesi dopo, in circostanze diverse, con modalità e finalità proprie. Utilizzarla come elemento capace di “avvalorare” retrospettivamente la tesi di una responsabilità di nazionalisti italiani nella strage rischia pertanto di creare, anche involontariamente, un nesso per associazione che non risulta storicamente dimostrato.
Lo scorso giugno, a Milano, si è svolto un importante convegno, di cui mi permetto di allegare la locandina.
Sono osservazioni che non intendono in alcun modo sminuire il valore complessivo dell’articolo. Al contrario, nascono proprio dall’apprezzamento per una pubblicazione che ha avuto il grande merito di riportare all’attenzione di un vastissimo pubblico nazionale una delle pagine più dolorose e meno conosciute della nostra storia del Novecento.
Domani a Pola si commemorerà quell’urbicidio, per ricordare le vittime di Vergarolla e recuperare un tessuto connettivo comune che oggi l’Europa ci prospetta, partendo dal piano storico per ricostruire quello civile.
Per questo desidero rinnovare al Corriere della Sera e all’Autore il mio più sentito ringraziamento per lo spazio, l’attenzione e la rilevanza dedicati, con l’auspicio che contributi di questa importanza possano stimolare ulteriori ricerche, l’apertura degli archivi ancora utili e, finalmente, un accertamento il più possibile completo delle circostanze e delle responsabilità di quella strage.
La memoria delle vittime merita infatti di essere sottratta tanto all’oblio quanto alle ricostruzioni non sufficientemente suffragate dai fatti.
Con viva cordialità e gratitudine,
Fabio Tognoni
Vice Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati
