FederEsuli al 72° Raduno dei Dalmati Italiani, per la prima volta a Zara.


Grande partecipazione ed emozione, per il ritorno in città, ad ottant’anni dall’esodo.

Commozione, memoria, partecipazione e progetti futuri: questi, in sintesi i punti salienti del 72° Raduno dei Dalmati Italiani, per la prima volta a Zara, città simbolo dell’Esodo dalmato, che subì in un anno, dal novembre 1943 al 1944, ben cinquantaquattro bombardamenti, con la perdita dell’85% del suo tessuto urbano. Ad ottant’anni da quei fatti, sono state ricordate le duemila vittime a causa delle incursioni aeree, cui devono essere aggiunti quanti furono uccisi dai titini, fucilati dai tedeschi o deportati in Germania.

Durante i tre giorni di fitti appuntamenti, numerose sono state le attestazioni di stima da parte delle istituzioni che hanno voluto testimoniare, con la loro presenza, la vicinanza all’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo (ADIM).

«Da triestino, figlio di esuli, ho conosciuto tra i Dalmati dell’associazione, donne e uomini di altissima levatura, persone incredibili, del calibro di Lucio Toth, Silvio Catalini, Paolo Barbi e altri che mi hanno sempre parlato di Zara come di un mito, qualcosa di lontano – ha affermato Renzo Codarin, Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati che ha preso parte al Raduno – Alcuni di loro, se oggi fossero qui, sarebbero commossi nel vedere come si è tornati in città con il rispetto delle istituzioni, nel ricordo di quanto è accaduto alle tante famiglie cha hanno dovuto lasciare tutto». Codarin, concordando con quanto affermato dall’Assessore alla Cultura del Comune zaratino, Dina Busic, sulla visione europea, ha posto l’accento sul contributo dato dall’Unione Europea al processo di riconoscimento dei fatti storici: «L’entrata in UE di Slovenia e Croazia, sotto gli auspici dell’Italia, cosa non sempre compresa dal mondo degli Esuli, ha portato alla ricomposizione di sentimenti di amicizia e collaborazione, pur non dimenticando quanto accaduto durante e dopo il periodo bellico. Il mare Adriatico ci unisce ed è base di partenza di importanti sinergie messe in atto grazie al prezioso contributo delle istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica, al Ministero degli Esteri italiano, la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Università Popolare di Trieste, le Associazioni degli Esuli e l’Unione Italiana. Ci stiamo dando coraggio a vicenda – ha concluso Codarin – in un lavoro di concerto che soltanto pochi anni fa, sarebbe parso impossibile da mettere in atto».

L’Ambasciatore italiano a Zagabria, Paolo Trichilo, nell’intervento di chiusura della parte riservata ai saluti istituzionali, ha più volte richiamato l’attenzione sul significato del Raduno organizzato per la prima volta nella città dalmata: «L’Italia e la Croazia appartengono entrambe alla grande famiglia europea, con ottimi rapporti in atto a livello bilaterale, tra Roma e Zagabria, ma l’accoglienza da parte delle autorità locali, dopo un biennio non facile, è stata determinante. Abbiamo lavorato assieme per essere qui oggi, anche grazie al superamento di alcune difficoltà che oggi ha permesso alla Comunità italiana locale di adoperarsi al meglio, in accordo con le Associazioni. Molto si sta facendo a livello di valorizzazione e studio della lingua italiana, nelle scuole, in ambito accademico ed economico, con la creazione di canali di collaborazione tra aziende. Porto sempre nel cuore Zara, come esempio proficuo e concreto per la realizzazione di progetti e sinergie: oggi abbiamo le condizioni per fare bene, nel solco della storia e delle radici che ci accumunano».

Nel suo discorso di saluto, il Presidente dell’ADIM Giorgio Varisco, non ha nascosto la viva commozione nell’essere ritornati a casa: «Con grande rispetto, ma senza dimenticare mai chi siamo. Vorremmo diventare una ricchezza per la città, per realizzare una civile convivenza, costruita sulla cultura della memoria, in un’Europa condivisa».

Il Presidente Codarin e i Vicepresidenti Serena Ziliotto e Davide Rossi hanno preso parte alle iniziative previste, come la consegna del trentesimo Premio Tommaseo, la messa in suffragio dei defunti presso la Chiesa di san Simeone nel centro di Zara e la visita al Cimitero con la deposizione di una corona d’alloro al famedio dei Caduti della Prima Guerra Mondiale.

L’Ufficio Stampa di FederEsuli